Siamo continuamente sommersi da consigli sulla prevenzione in ogni ambito. Quando se ne parla in televisione o sui social, il messaggio dominante è sempre lo stesso: “prevenire è meglio che curare”. Tuttavia, spesso si riduce a raccomandazioni generiche come “laviamoci i denti dopo i pasti e prenotiamo controlli regolari dal dentista”.
Non si tratta però di vera prevenzione. Con queste azioni, infatti, si interviene su condizioni già esistenti, curandole nella loro fase iniziale per evitare complicazioni più gravi.
Ma prevenire significa anticipare, impedendo che tali criticità si presentino.Il dizionario definisce la prevenzione come: “l’insieme di azioni finalizzate a impedire o ridurre il rischio, ossia la probabilità che si verifichino eventi non desiderati”. Per sfruttarne appieno i benefici, è fondamentale individuare precocemente eventuali problematiche della bocca e agire per ridurre il rischio che si manifestino o peggiorino.
La prevenzione come stile di vita
È risaputo che una dieta ricca di alimenti dannosi e una scarsa igiene orale aumentano la probabilità di sviluppare carie e malattie gengivali. Queste informazioni sono di dominio comune, ma esistono strategie che i bambini, supportati dalla famiglia, possono adottare per ridurre drasticamente questi rischi e costruire una vita in salute.Il nostro concetto di prevenzione abbraccia una visione molto più ampia rispetto a quanto solitamente divulgato attraverso i canali di comunicazione tradizionali.
Non si limita a intercettare l’insorgenza della carie, malattia che colpisce il singolo dente, ma comprende tutte le azioni volte a favorire uno sviluppo equilibrato delle arcate dentarie e delle ossa mascellari. Questo approccio permette di individuare precocemente e prevenire eventuali disfunzioni scheletriche, evitando così l’insorgere di malocclusioni, cioè di difetti nella posizione delle ossa mascellari e dei denti. Queste ultime, infatti, richiedono spesso trattamenti ortodontici invasivi e poco confortevoli.
Il legame tra denti e postura
Una scorretta posizione dentale determina un adattamento di tutti i distretti del corpo correlati alla bocca (scapole, vertebre cervicali, bacino, arti inferiori, piedi) attraverso la corteccia cerebrale che rielabora gli engrammi (rappresentazioni) neuro-muscolari e posturali.
La malocclusione non trattata può impattare negativamente su alcuni fattori fisici, psicologici e psicosociali e l’impatto sarà sempre più significativo con l’aggravarsi della malocclusione.Studi dimostrano, ad esempio, che alcune funzioni cerebrali come apprendimento e memoria possono essere compromesse dalla perdita di denti in seguito ad estrazioni.
L’importanza di una diagnosi precoce
È fondamentale che i bambini vengano visitati dal dentista già a partire dai due anni di età. Se necessario, i trattamenti precoci consentono di evitare interventi più complessi durante la crescita.
Un paragone utile è quello con la pediatria: lo screening per alterazioni dell’anca si effettua entro i 60 giorni di vita, anche se il bambino inizierà a camminare un anno dopo.
In odontoiatria vale lo stesso concetto. Se si interviene il prima possibile per ottenere un’occlusione equilibrata, si otterrà anche una buona masticazione, una buona salute della bocca e un buon bilanciamento neuro-muscolare dell’intero organismo.
I trattamenti precoci non solo migliorano la stabilità dei risultati a lungo termine, ma riducono anche la necessità di interventi complessi futuri, garantendo benefici duraturi.