Il morso aperto è una malocclusione di tipo verticale caratterizzata dall’assenza di contatto tra i denti anteriori superiori e inferiori quando le arcate dentali sono in chiusura. In altre parole, anche a bocca chiusa, tra gli incisivi rimane uno spazio verticale visibile (open bite), che può variare da pochi millimetri a casi più marcati. Si tratta di una condizione che, oltre all’aspetto estetico, compromette diverse funzioni orali, tra cui la deglutizione, la fonazione, la respirazione e la postura linguale.
Riconoscimento clinico
Il morso aperto si manifesta con un gap anteriore tra incisivi superiori e inferiori, mentre i denti posteriori (molari e premolari) risultano in contatto. Alla valutazione clinica, il paziente può presentare:
- incompetenza labiale a riposo;
- lingua visibile tra gli incisivi durante la fonazione o la deglutizione;
- pronuncia alterata di suoni sibilanti e fricativi;
- difficoltà nel taglio e nella masticazione.
Origine e fattori eziologici
Il morso aperto ha una genesi multifattoriale, che comprende componenti genetiche, funzionali e comportamentali:
- abitudini viziate prolungate come suzione del pollice, uso del ciuccio oltre i 3 anni, onicofagia o mordicchiamento di oggetti;
- spinta linguale: durante la deglutizione o a riposo, la lingua si interpone tra le arcate, ostacolando la chiusura anteriore;
- respirazione orale cronica, spesso secondaria a ostruzioni delle vie aeree superiori (ipertrofia adenoidea o tonsillare);
- disarmonia scheletrica: crescita eccessiva della mandibola o iposviluppo del mascellare superiore;
- ereditarietà di tratti facciali allungati e pattern di crescita verticale.
Conseguenze se non trattato
Se non trattato, il morso aperto può determinare complicanze a lungo termine, quali:
- deglutizione disfunzionale persistente, con mantenimento del pattern infantile;
- alterazioni della postura linguale, con lingua bassa e avanzata che impedisce il corretto sviluppo del mascellare superiore;
- difficoltà articolatorie nel linguaggio, in particolare nella pronuncia dei fonemi /s/, /z/, /t/, /d/, /l/;
- respirazione orale cronica, che può influenzare negativamente lo sviluppo toracico e cranio-facciale;
- sovraccarico dei denti posteriori, con conseguente usura precoce;
- impatto psicologico ed estetico, specie in età scolare e adolescenziale.
Trattamento e importanza dell’intervento precoce
L’intervento precoce, già dai 3-4 anni, è cruciale per intercettare le cause funzionali e correggere i comportamenti disfunzionali prima che si stabilizzino strutturalmente. In questa fase si può:
- eliminare le abitudini viziate tramite educazione e dispositivi ortodontici intercettivi;
- rieducare la funzione linguale e la deglutizione con terapia miofunzionale logopedica;
- espandere il mascellare superiore, se iposviluppato, migliorando anche la respirazione nasale;
- recuperare il contatto anteriore dei denti.
Nei casi più complessi o tardivi, può rendersi necessario un trattamento ortodontico più strutturato, fino ad arrivare, nei pazienti adulti con grave disarmonia scheletrica, alla chirurgia ortognatica.
Conclusioni
Il morso aperto anteriore non è solo un problema estetico, ma una condizione che compromette lo sviluppo armonico delle funzioni orali e facciali. La diagnosi precoce e l’approccio multidisciplinare — che coinvolge il dentista pediatrico, il logopedista e il pediatra — sono fondamentali per prevenire danni permanenti. Intervenire in età prescolare offre la possibilità di correggere il problema alla radice, favorendo una crescita equilibrata e riducendo la necessità di trattamenti invasivi in futuro.
Leggi anche:
– Dentizione decidua e permanente: il calendario della crescita
– A cosa servono i denti da latte